Giustomezzo, la forza che deve unirci tutti

parliamo di lavoro, parità, diritti e famiglia

 

Oggi più che mai voglio scrivere e trattare un argomento che mi sta molto a cuore e che proprio in questi giorni trova voce, grazie a Giustomezzo, un movimento che si ispira a #HalfOfIt per destinare la metà del #nextGenerationEU alle donne, ma senza sbandieramenti femministi, come ahimè ho già sentito diverse volte tra le tante idiozie, ma attraverso un appello e una petizione, con l’intento di sensibilizzare tutti a capire che la questione discussa è l'efficenza di un paese e i suoi investimenti. L’Italia attraversa l’ennesima forte crisi economica, questa volta a causa della pandemia, che ha portato il Paese a minore ricchezza e minore lavoro, in un lasso di tempo incredibilmente veloce. 

Prima del Covid19, in Italia lavoravano il 52,5% delle donne, e il 71,7% degli uomini. Oggi l’occupazione femminile è al 48%. Sono ancora troppe poche le donne che lavorano, con conseguenze negative sulla loro indipendenza economica, sul livello di povertà personale ma anche familiare (c’è differenza tra vivere con uno o due stipendi in casa?)  sulle pensioni e sulla produttività in genere del sistema economico Italiano.

Se cresce il lavoro delle donne crescono il PIL del Paese non è difficile da capire e sono molto chiari i punti che per cui battersi. Io non lo sapevo, ma le donne si diplomano e laureano più degli uomini, ma lavorano di meno, anzi il 50% delle donne non lavora affatto, quello che sapevo già invece è che prendiamo il 40% in meno dello stipendio, per le stesse identiche mansioni e questo non perchè siamo delle stronze, ma perchè il costo da affrontare per un’azienda che assume una donna in età fertile è sempre più alto rispetto all’assunzione di un uomo, che non ha 5 mesi di maternità obbligatoria, ma solo 7 giorni, quindi le donne sono pagate meno in quanto vittime di discriminazione, oltre al fatto che continuiamo a protrarre questo assurdo retaggio culturale, per cui i padri non si devono occupare in egual misura dei figli. Quanti uomini vedete al parco a spingere passeggini e a giocare sull’altalena in un giorno che non sia domenica? Quanti di loro magari lo farebbero volentieri, ma non possono? Si, perchè io di certo non faccio il processo agli uomini, che anzi, in molti casi soffrono nel sapere persi per sempre attimi preziosi insieme ai loro bimbi, ma la scelta è ovvia.

Serve quindi una legge sulla parità salariale e il congedo di paternità obbligatorio a tre mesi (e non 7 giorni), così da potersi dividere equamente un momento familiare fondamentale. E’ altrettanto fondamentale però il rimborso di questi costi di maternità e paternità, che ora pagano le imprese e stesso vale per le partite IVA,( che rimangono sempre i messi peggio, per loro nemmeno la malattia è contemplata eppure le tasse le pagano), perchè tutte le mamme, i papà e i lavoratori sono uguali, sia che siano dipendenti che autonomi. 

Non sono mamma ed è una mia scelta, ma sostengo in ogni caso chi decide di esserlo e si ritrova a vivere sicuramente più difficoltà di me, perchè maternità e cura della famiglia in Italia sono quasi totalmente a carico delle donne e molto poco a carico del Paese. La natalità però è la sua ricchezza, ci chiedono continuamente di fare figli senza nessun tipo di contributo e agevolazione.…no dico, spero di non dover spiegare che mettere al mondo un figlio è un’impresa mica da ridere. Fingiamo che ne avessi uno, ma non volessi giustamente perdere il mio lavoro, dove lo “parcheggio” mentre cerco di portarmi a casa lo stipendio? Il nido costa più di un affitto di casa, non me lo potrei permettere, mia mamma vive a 450 km da qui non sarebbe una nonna presente non è per cattiveria o magari lo lascio al mio compagno, che lavora tutto il giorno fuori casa? Altra questione fondamentale, quando i nostri genitori diventano troppo anziani anche per aiutarci o peggio malati, chi si prende cura di loro? Quante sono le mogli che aiutano anche i genitori dei mariti? Giustissimo tutto umanamente, ma sono questioni che non possono rimanere solo un carico delle donne, ma vanno sostenute con politiche nazionali mirate. 

Amica e amico cari, la questione non va più rimandata è fondamentale partecipare, esserci, dire la nostra. Non si tratta di bruciare reggiseni in piazza, ma di coinvolgere e far riflettere tutti su  questioni spinose ma giuste, perchè riguardano la vita che stiamo vivendo con fatica oggi, da sole, in coppia, in famiglia e quella che lasceremo ai ragazzi, i nostri o quelli degli altri non importa. Nessun tentativo è inutile, forse nemmeno le nostre antenate credevano che avrebbero mai votato, ma ci sono riuscite. Non molliamo.

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